Juan Ramón Jiménez mi ha aiutato, un po’ di giorni fa, a fare una delle cose che più amo della mia collaborazione con l’Università Popolare Eretina di Monterotondo: riunire, ogni tanto, gli studenti di spagnolo dei diversi livelli in un’attività comune che possa interessarli e avvicinarli.
Certo, non siamo mai tutti, ma bastano pochi per creare quella sinergia speciale che nasce dal condividere la conoscenza di una lingua e di una cultura.
Un’aula, una lingua, una comunità
Nella consueta aula di Palazzo Betti, con il nostro fidato proiettore e l’amico Wi-Fi, che ci permette di collegarci anche con chi, per diversi motivi, deve seguire da casa, ma non per questo rinuncia alla curiosità, abbiamo vissuto una lezione aperta dedicata a uno dei grandi maestri della letteratura spagnola.
Durante l’incontro, nel quale sono state illustrate le tre tappe della vita artistica dell’autore sottolineando la sua gioventù vicino al Modernismo spagnolo e il suo impegno nell’essere co-fondatore della rivista Helios, ponte fra Ispano-America e Spagna, abbiamo letto e commentato insieme alcuni brevi capitoli della sua opera più celebre, Platero y yo. Parte dei testi sono stati interpretati da me, parte da una studentessa, che con emozione e partecipazione ha dato voce a parole poetiche capaci di attraversare il tempo e le generazioni.
Chi era Juan Ramón Jiménez
Forse qualcuno si chiederà chi è Juan Ramón Jiménez, giacché in Italia non è molto conosciuto.
Vi anticipo che vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1956, in un’edizione in cui figuravano candidati del calibro di Ezra Pound, Graham Greene, Albert Camus e Jorge Luis Borges.
Il premio gli fu conferito “per la sua poesia lirica, esempio di alto spirito e purezza artistica nella lingua spagnola”.
La sua opera più nota, Platero y yo, è un piccolo gioiello della narrativa poetica del Novecento.
Racconta il legame tra un uomo e il suo asinello Platero, un’amicizia semplice e profonda, che diventa metafora dell’infanzia, della memoria e del rapporto dell’uomo con la natura.
È un testo che si legge come una poesia in prosa, dolce e malinconica, in cui ogni parola ha il peso e la leggerezza delle emozioni autentiche.
La magia della lettura condivisa
Durante la lezione, molti studenti hanno riscoperto il piacere della lettura condivisa: la musica della lingua spagnola, il ritmo delle frasi, la delicatezza delle immagini.
Abbiamo discusso su come Jiménez riesca a trasmettere concetti universali — la bellezza, la perdita, la nostalgia — nonostante il suo ancoraggio alla realtà e un linguaggio così semplice e vicino al cuore.
E da “Platero y yo” partiremo anche nel corso di Spagnolo B2, per conoscerlo meglio e per continuare a usare la letteratura come strumento di lingua, pensiero e vita.
Un invito alla lettura
Invito tutti a leggere questa meravigliosa storia di un’insolita amicizia, anche solo qualche pagina alla volta. È un modo per scoprire quanto una lingua straniera possa parlare direttamente a ciò che abbiamo di più umano.
Genoveva Recio Matías e Mara Rosatelli
