Chi studia inglese lo scopre presto: non basta conoscere le parole per parlare bene una lingua. Spesso gli errori più frequenti non nascono dalla mancanza di studio, ma dall’istinto. Traduciamo dall’italiano, ci affidiamo al “suona giusto”, oppure diamo per scontato che una parola inglese funzioni come la sua versione italiana.
Il risultato? Piccoli errori che non compromettono la comunicazione, ma che rendono il discorso meno naturale. La buona notizia è che gli errori comuni in inglese sono ricorrenti, prevedibili e, soprattutto, evitabili, una volta che impariamo a riconoscerli.
Questo articolo nasce proprio per questo: aiutarti a individuarli, capirne l’origine e affrontarli con maggiore consapevolezza.
Tradurre parola per parola: il primo grande errore
Il problema principale per chi parla inglese come seconda lingua è la traduzione letterale.
L’italiano e l’inglese condividono molte strutture, ma ragionano in modo diverso, soprattutto quando si tratta di tempi verbali, preposizioni ed espressioni idiomatiche.
Dire “I am agree” invece di “I agree” è uno degli errori comuni in inglese più diffusi. In italiano “sono d’accordo” richiede il verbo essere, ma in inglese agree è già un verbo completo.
Lo stesso vale per frasi come:
- “I have 30 years” invece di “I am 30 years old”
- “I am married with” invece di “I am married to”
Non sono errori di ignoranza, ma di interferenza linguistica: stiamo pensando in italiano mentre parliamo inglese.
I falsi amici in inglese: quando una parola ci tradisce
Un’altra grande fonte di errore è rappresentata dai falsi amici, parole che sembrano familiari ma che in realtà significano altro.
Tra gli errori comuni in inglese troviamo:
- Actually → non significa “attualmente”, ma “in realtà”
- Eventually → non vuol dire “eventualmente”, ma “alla fine”
- Library → non è una libreria, ma una biblioteca
- Parents → non sono i “parenti”, ma i genitori
Questi errori sono particolarmente insidiosi perché danno l’illusione di parlare correttamente. In realtà, rischiano di cambiare completamente il senso della frase.
I tempi verbali: il passato che confonde
Per chi parla italiano, i tempi verbali inglesi rappresentano spesso uno scoglio. In particolare, la distinzione tra Past Simple e Present Perfect genera molti dubbi.
Un esempio classico di errore comune in inglese è: “I have seen him yesterday”. In inglese, il Present Perfect non si usa con espressioni di tempo definite come yesterday, last week, two days ago. La frase corretta è: “I saw him yesterday” Il Present Perfect, invece, serve a collegare un’azione passata al presente, non a collocarla in un momento preciso.
Capire questo meccanismo non significa memorizzare regole astratte, ma imparare a pensare il tempo in modo diverso.
Preposizioni: piccole parole, grandi errori
Le preposizioni sono probabilmente l’area in cui gli errori comuni in inglese si concentrano di più. Questo perché non seguono una logica traducibile.
Alcuni esempi frequenti:
- Interested in (non interested to)
- Good at (non good in)
- Depend on (non depend from)
Qui la memoria conta più della logica. Le preposizioni vanno imparate insieme al verbo o all’aggettivo, come se fossero un’unica espressione.
Perché sbagliare è parte dell’apprendimento
È importante dirlo chiaramente: fare errori in inglese è normale. Sbagliare significa che stai usando la lingua, non che la stai evitando.
Gli errori comuni in inglese diventano un problema solo quando non vengono riconosciuti. Quando invece li individuiamo, diventano uno strumento prezioso: ci mostrano dove stiamo ancora pensando in italiano e dove possiamo migliorare.
L’obiettivo non è parlare un inglese perfetto, ma un inglese più consapevole e naturale.
Imparare l’inglese con più serenità
All’Università Popolare Eretina, i corsi di lingua sono pensati proprio per questo: aiutare le persone a prendere confidenza con l’inglese, senza giudizio e senza pressione.
Conversazione, ascolto, pratica guidata: imparare una lingua è un processo graduale, fatto di tentativi, errori e scoperte. E ogni errore superato è un passo avanti verso una comunicazione più sicura.
Perché imparare una lingua non significa non sbagliare mai, ma sapere perché stiamo sbagliando, e andare avanti.
